Giglio

Giglio è una bambina di undici anni dai capelli biondi e lunghi, la bocca a cuore. Ama le giornate di primavera e la pioggia, il colore azzurro e le ciliegie, i campi di grano e il cielo. Odia gli spazi chiusi, il formaggio, i chiodi. Giglio si è trasferita a L a causa dell’espulsione dalla scuola precedente. La morte della madre ha scatenato in lei comportamenti violenti.

Incrociò le gambe, si sedette sul prato. I capelli oscillavono al soffio fresco di aprile, un cerchietto bianco come corona. Aveva un vestito bianco a fiori rossi e le gambe sottili si vedevano appena. L’erba ingiallita la punzecchiava, le dita affondate nelle braccia. Marc si avvicinò a Giglio e le sorrise, lei sorrise di rimando. Strappò dell’erba, la mangiò e gliela porse. Sapeva di terra e Marc sentì i vermi scorrergli in bocca.
Buona, disse Giglio.
È come mangiare l’insalata, rispose.
Il cortile della scuola era deserto, una quercia li proteggeva dal tramonto. In lontananza sentirono scarpe battere sulla ghiaia e voci scomparire nel vento. Marc si sedette davanti a lei e la fissò, Giglio chiuse gli occhi. Il vestito era teso, scorse le mutandine rosa.
Facciamo un gioco?
Che gioco?
Tieni gli occhi chiusi.
Va bene.
Si abbassò i pantaloni.
Non dirlo a mamma.