Tina

Tina è la madre di Marc. Ha cinquantacinque anni ed è attratta dall’estetica in modo superficiale. Infatti, seppur venga ritratta spesso con trucco, smalto e bigiotteria, in realtà non si lava, non si rade, vive nella sporcizia e raramente sbriga le faccende domestiche. A causa dell’abbandono del compagno, Tina ha sempre rivisto in Marc l’unica figura maschile che potesse mai starle accanto.

Sulla guancia schioccano labbra carnose. Il buio regna nella stanza della madre anche in quel pomeriggio di sole. Un albero s’innalza nello stretto cortile, sulla casa getta una profonda ombra. Nella camera un fumo bianco come nebbia.
Tina indossa una camicia da notte bianca, consumata, i bordi sfilacciati. Lascia intravedere un grosso seno che pende, ascelle pelose, pube privo di biancheria. La luce esterna contorna il profilo della madre. Tina carezza la guancia di Marc, poi gliela stringe. È impegnata a stendere lo smalto rosso sulle unghie dei piedi ingiallite. Il materasso ondeggia quando Tina si volta per controllare l’orario. È un letto matrimoniale, ma lei lo occupa tutto.
Accendimi una sigaretta, dice Tina, gli occhi fissi sullo smalto.
Il ragazzo prende una sigaretta e l’accendino. Un posacenere colmo di mozziconi occupa il tavolino. Su un piatto vicino, moscerini ronzano attorno alla peluria verde cosparsa su pollo fritto e riso. Tina si accende la sigaretta, aspira con forza, emette fumo denso. Il ragazzo si ritira in camera, getta lo zaino in un angolo.